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Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

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Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  Paolo Gros il Ven 18 Mar 2011 - 10:19

Leggo e riporto da Italia Oggi :
L'interpretazione mi pare eroica ma non peregrina. A ciascuno le proprie valutazionei .

"Ogni testo normativo nella sua applicazione si confronta
con il diritto vivente: il caso concreto sfugge allo schema astratto e deve misurarsi
con interpretazioni opposte, fintanto che (e se) intervenga quella autentica del legislatore.
È anche il caso del novellato art. 30, del dlgs 165/2001, post riforma Brunetta, in base al quale i passaggi diretti di personale avvengono mediante cessione del contratto senza nullaosta dell'amministrazione cedente, secondo una disciplina speciale prevalente sullo schema trilatero della cessione. Ma qualcuno sostiene il contrario, smentito dall'articolo 12 delle preleggi secondo cui nell'applicare la legge bisogna attribuirle il senso fatto palese dal significato proprio delle parole. L'art. 30 dispone che
«le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti mediante cessione del contratto
di lavoro di dipendenti in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento.
Le amministrazioni devono rendere pubbliche le disponibilità dei posti in organico
Il trasferimento è disposto previo parere favorevole dei dirigenti responsabili
dei servizi e degli uffici cui il personale è o sarà assegnato». Dunque non
serve il parere dei dirigenti responsabili dei servizi e degli uffici cedenti, perché
le parole «cui il personale è assegnato», si riferiscono ovviamente al dipendente
già in servizio, in comando o fuori ruolo nell'amministrazione accettante. Prima
della riforma la norma per la cessione del contratto richiedeva esplicitamente il
nullaosta della p.a. cedente che ora è stato espunto. La novella vuole superare la
rigidità applicativa dell'istituto nel settore ed è stata salutata con favore dai dipendenti
interessati a transitare ad altri enti."

Paolo Gros
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Re: Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  pietro lorè il Ven 18 Mar 2011 - 11:19

Il problema sta nel fatto che è prorprio la norma stessa a definire la mobilità come cessione del contratto. Finchè la formulazione è questa mi sembra difficile interpretarla al di là dello schema delineato dal codice civile.

pietro lorè

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Mobilita'

Messaggio  Paolo Gros il Ven 18 Mar 2011 - 11:27

Concordo poiche' parlando di contratto non e' possibile che un soggetto terzo ( amministrazione ricevente) abbia potere decisionale in accordo tra le parti di un contratto a cui e' estraneo( amministrazione cedente e dipendente) ed una parte contrattuale non abbia voce in capitolo.
Era per questo che definivo l'esame "eroico".

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Re: Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  francodan il Ven 18 Mar 2011 - 11:33

l'interpretazione letterale sembra essere nel senso indicato....ma in questo modo oltre al fatto che siamo fuori dal normale schema trilaterale della cessione ,l'amministrazione cedente che ha investito su quel dipendente o comunque ha necessità tali da non consentire il passaggio ad altro ente ,perderebbe qualsiasi potere organizzativo sul dipendente stesso e di fatto si instaurerebbe un rapporto contrattuale le cui vicende riguardano da un lato non l'amministrazione cedente ,ma il lavoratore e dall'altro l'amministrazione di destinazione....

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Re: Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  pia il Lun 2 Mag 2011 - 0:41

Che ne dite di questa interpretazione? In effetti,leggendo bene, non è chiarissimo e/o lampante nn serva il nulla osta. A mio avviso starei cauta e opterei per questa seconda interpretazione.
In ogni caso, da parte della Corte dei Conti, o da altri, per quanto sappiate è stato scritto qualche parere e esplicitazione in merito?
Insomma, com'è possibile capire quale delle due interpretazioni è corretta e,quindi, da adottare nei casi pratici?

http://docs.google.com/viewer?a=v&q=cache:i8zFxUytXJYJ:www.innovazionepa.gov.it/rassegna/pdf/2011/marzo/zm0807.pdf+http://www.innovazionepa.gov.it/rassegna/pdf/2011/marzo/zm0807.pdf&hl=it&gl=it&pid=bl&srcid=ADGEESi_KYffgna--oBzeRGYt1Ld3cAwm4RO2lPLbZ-t6Vz23eorrw_jGgAImGXPzxXo4kwJQItvTmnIhk3xrkAfPGj-xynOEys6X31TQeLCo_XG6sYxHFw1YEIfsKsYHMIcf5LgzUSW&sig=AHIEtbRr7slkwOTO88vedFTEFKhwrCFlYw


Ultima modifica di pia il Lun 2 Mag 2011 - 12:44, modificato 1 volta

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Nulla osta

Messaggio  Paolo Gros il Lun 2 Mag 2011 - 7:22

Ignoro quale soluzione possa essere connotata dalla certezza del diritto.
Consiglio ai colleghi in tali casi di ottenere il nulla osta dell'amministrazione cedente per quanto detto nei post precedenti.

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Re: Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  pietro lorè il Lun 2 Mag 2011 - 11:53

Finchè la fattispecie sarà quella attuale e la norma di riferimento l'art. 30 comma 1, la mobilità sarà sempre una fattispecie riconducibile alla cessione ex articolo 1406 del codice civile. Parere o non parere, quindi, l'accordo è trilatero e non si perfeziona senza il consenso dell'amministrazione ceduta.

pietro lorè

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Re: Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  G.V. il Mar 22 Nov 2011 - 15:47

Ciao,

per quel che mi risulta non è previsto il nulla osta in uscita da parte dell'amministrazione di appartenenza nel caso di mobilità di figure dirigenziali degli enti locali (vedi in part. art. 30 D.L.vo 165/2011 e art. 16 CCNL 1998-2001 dirigenza EE.LL.).

G.V.

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Re: Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  Gian il Sab 21 Gen 2012 - 18:21

Già, si parla di cessione di contratto ma nel caso della dirigenza il "consenso" di una delle parti è sostituito dal preavviso di 4 mesi. Devo dire che anche in campo civilistico gli accordi tra le parti possono prevedere il loro superamento mediante adeguati preavvvisi di rescissione. Teniamo conto che anche il CCNL è fonte contrattuale oltre al contratto individuale. Per la dirigenza il superamento della volonta delle parti è normato in una disposizione contrattuale. Per il comparto questo non è contrattualmente previsto (nè nel CCNL nè nell'individuale).
Mi parrebbe di concludere che ad oggi per il comparto è necessaria la volontà dei contraenti (dipendente ed amministrazione di appartenenza).
Una riflessione merita la possibilità di disciplinare a livello di singolo ente l'inserimento nel contratto individuale di un termine di preavviso ai fini della cessione di contratto: ma l'ente non ha interesse a farlo con l'attuale blocco delle assunzioni.

Gian

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Re: Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  Giampaolox il Mer 7 Mar 2012 - 10:48

Ciao,
ho letto un post circa la non obbligatorietà del nullaosta dell'amministrazione cedente in caso di mobilità volontaria.Qualcuno ha altre informazioni da darmi al riguardo?
Sono avvocato, mi interesserebbe sapere in particolare come impugnare un diniego di nullaosta da parte dell'amministrazione cedente.
In altri termini, cosa esattamente devo impugnare e quali sono i criteri in base ai quali una amministrazione decide se concedere o meno il nullaosta?
Vi sarò grato se mi darete una risposta.
Grazie mille,
Giampaolo Doschi

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Re: Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  Daredevil il Mer 7 Mar 2012 - 11:02

Beh ricorda che tutti gli atti amministrativi vanno motivati.
Essenzialmente è in questo che potresti appigliarti, anche se con le recenti modifiche, avvallate anche da tribunali di merito il potere datoriale nella P.A. è piuttosto forte.
Sostanzialmente, se ti serve una soffiata credo, che dovresti studiare bene le dotazioni organiche dell'amministrazione cedente e capire se le motivazioni addotte dalla parte datoriale siano supportabili sotto il profilo logico organizzativo.
Se si tratta di un posto unico non credo tu possa spuntarla.

Daredevil

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Mobilita'

Messaggio  Paolo Gros il Mer 7 Mar 2012 - 11:07

Riporto e condivido :
ANCORA SULLA MOBILITA’ VOLONTARIA PUBBLICI DIPENDENTI
Qualche giorno fa ,sul blog è stato pubblicato il post recante il titolo ” A proposito mobilità pubblici dipendenti” per esporre la posizione degli autori indirizzati a sostenere che ,a seguito del dec.legv.vo n.150/2009,che tra l’altro ha novellato l’art.30 del dec.legvo n.165/01 ,risulta venuto meno l’obbligo del preventivo consenso al trasferimento dei dipendenti pubblici da parte delle amministrazioni cedenti neòll’ambito di una procedura di mobilità volontaria.

Ora appare confacente tornare a parlare del medesimo argomento, considerato che la tesi suddetta viene contestata da altri interpreti ,che , dichiarando un opposto orientamento in merito, sono portati a rirenere che risulta ancora necessario il nullaosta anche dell’amministrazione di provenienza , sulla base di valutazioni e considerazioni che di seguito si riportano.

Questi interpreti ritengono non convincenti le argomentazioni contrarie , affrmando che le stesse si basano su una presunta e non dimostrata volontà del legislatore di favorire e snellire il passaggio dei dipendenti da un’amministrazione all’altra ,mentre appare del tutto improprio il riportarsi all’ articolo 12 delle preleggi,secondo cui occorre dare priorità nell’interpretazione della legge al senso che deriva dal testo letterale dell stesse.

Inoltre questi autori contestano agli altri che nel testo dell’articolo 30, comma 1, del dlgs 165/2001 non si rinviene un’espressa volontà del legislatore di eliminare il consenso e che la previsione normativa non fa cenno all’ eliminazione della necessità del «nulla osta

Gli stessi si oppongono altresì a ritenere che il parere favorevole del dirigente riferito al personale che «è assegnato» riguardi il dipendente, estraneo ai ruoli dell’amministrazione, ma in essa operante in posizione di comando ,in quanto dei dipendenti in comando o fuori ruolo non parla il comma 1 dell’articolo 30 e ,ma il comma 2 bis . ,che condiziona il reclutamento di nuovo personale all’espletamento delle procedure di mobilità o all’immissione in ruolo del personale comandato.

Ma il vero punto di forza ,su cui gli interpreti favorevoli alla persistenza dell’obbligo del consenso al trasferimento da parte dell’amministrazione cedente,oltre che del parere di quella di destinazione ,sta nel far notare che il comma 1, dell’art.30 qualifica la mobilità come «cessione del contratto». e di conseguenza dichiarano che non può che trattarsi della fattispecie regolata dall’articolo 1406 del codice civile, che la dottrina dominante e maggioritaria considera come un negozio necessariamente trilaterale, posto che si configura ogni volta che un soggetto, detto cedente, sostituisce a sé stesso un terzo, detto cessionario, nei rapporti derivanti da un contratto a prestazioni corrispettive con il il consenso dell’altro contraente (il c.d. ceduto) e che le prestazioni oggetto del contratto trasferito non siano ancora state eseguite.

Nel caso dell’articolo 30, comma 1, cedente è il lavoratore, cessionario è l’amministrazione verso la quale il lavoratore intende trasferirsi, ceduto è l’amministrazione dalla quale il lavoratore intende andar via ,pertanto l’ obbligatorietà del consenso del ceduto è esplicitamente necessario.

La conferma della tesi sostenuta ,secondo questi interpreti , discende dalla constatazione che il comma 1 dell’art.30 più volte citato prevede il parere favorevole del dirigente dell’amministrazione presso cui il personale «è» assegnato, che altra non che quella da cui il lavoratore vuol andare via .

L’aspetto finale che risulta sottolineato in ordine alla conferma del persistere del consenso al trasferimento da parte dell’amministrazione cedente fa riferimento alla cicostanza che detto consenso si esprime in forma scritta , al pari del contratto di cessione ,in applicazione della regola generale , secondo la quale i negozi modificativi debbono avere la medesima forma del negozio a cui si ricollegano .

Conclusivamente viene evidenziato la dichiarazione degli autori in parola circa l’inaccettabilita’ di interpretazioni capaci di consentire al dipendente pubblico attraverso la mobilità di cambiare liberamente ed autonomamente il datore di lavoro.

Rispetto a quanto sopra esposto, si ritiene di fare qualche osservazione costruttiva ,ritenendo che parte delle argomentazioni portata a sostegno della tesi sul mantenimento dell’obbligo di preventivo consenso al trasferimento da parte dell’amministrazione cedente ,non trovando completo riscontro nel testo dell’art.30 comma 1 deldecreto lgislatovo n.165/01,potrebbe determinare perplessità e dubbi nell’applicazione della norma e favorire contrasti operativi con conseguente richieste d’intervento dei giudici.

Gli aspetti che,rispetto a quanto prima detto , suggeriscono una certa prudenza nella condivisione appaiono quelli in cui, sostenendo che tuttora la mobilita ‘è condizionata dal consenso dell’amministrazione di provenienza ,si afferma che:

a) nel testo dell’art.30 non vi è traccia che esplicitamente esclude il predetto consenso;

b) posto che nell’ art.30 si prevede che deve essere espresso il parere favorevole del dirigente dell’aminisistrazione ” cuiilprsonale è o sarà assegnato”,detto consenso non può che essere dato dall’amministrazione cedene.

c ) dei dipendenti in comando o fuori ruolo non parla il comma 1 dell’articolo 30 e ,ma il comma 2 bis .

Per quanto riguarda l’aspetto sub a), in realtà nel testo del’art.30 ,come novellato dal dec.leg.vo n.150/09 ,non solo manca ogni traccia non solo circa l’esplicita abolizione dell’obbligo del consenso al trasferimento,ma anche ogni indicazione sul mantenimento delo stesso. Stando così la situazione ,la soluzione dell’incertezza puòvenire soltando ponendo a confronto i testi dell’art.30 prima e dopo la novella allo stesoapportata daò dc.leg.vo n.150/09,che peròsi ritiene sia fa vorevole a chi esclude l’obbligo delconenso in questione.Infatti il testo del come 1 seconda parte dell’art. 30 prima d’ essere novellato stabilisce :”Il trasferimento e’ disposto previo consenso dell’amministrazione di appartenenza.”,che invece manca nel testo modificato dal dec.lgvo n.150/09.

Per quanto concerne l’aspetto sub) ,visto che nel testo novellato dell’art.30 comma 1 si parla di ufficio di “assegnazione” e non dove già si presta servizio, si ritiene più corretto leggere che necessita il parere dell’ufficio cui il dipendente dovrà andare. Tale lettura, peraltro, sembra pertinente visto che la lettera “O” inserita tra “è” e “sarà” significa che se occorresse il parere dell’ente di provenienza, sarebbe escluso quello dell’ente di arrivo, e ciò sarebbe una evidente incongruenza.

Infine in merito a quanto sub c) , occorre notare che,se è vero che di dipendenti in comando e fuori ruolo si parla non nel comma 1 ,ma nel .2 bis dell’art.30 del dec.legvo n.165/01,altrettanto vero è che quest’ultimo si riporta esplicitamente al primo ,poichè dispone che ” le amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità di cui al comma 1 “che ,come è stato sottolineato prima , a differenza del precedente ,nel testo ora igente tace sull’obbligatorio preventivo consenso dell’amministrazione cedente ,dovendosi tutt’al più riportare al riguardo all’eventuale previsione della contrattazione collettiva. In conclusione si ritiene che la rilevanza del comma 2 bis,non sta nella conferma dell’obbligo del consenso dell’amministrazione di provenienza ,ma piuttosto ,come risulta scritto nella disposizione, che l’amministrazione cedente deve procedere “in via prioritaria, all’immissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre amministrazioni, in posizione di comando o di fuori ruolo, appartenenti alla stessa area funzionale, che facciano domanda di trasferimento nei ruoli delle amministrazioni in cui prestano servizio. Il trasferimento e’ disposto, nei limiti dei posti vacanti, con inquadramento nell’area funzionale e posizione economica corrispondente a quella posseduta presso le amministrazioni di provenienza”

Si termina affermando l’esigenza che gli organi istituzionali competenti ,affiancando le opinioni degli interpreti, anche a seguito di specifica sollecitazione di amminitrazioni o enti direttamente interessati alla questione ,forniscano al più presto indicazioni capaci tanto di indirizzare verso comportamenti uniformi e conformi al dettato normativo ,quanto di prevenire l’ attivazione di controversie da parte dei dipendenti a causa di disposizioni poco chiare ovvero di letture delle stesse non convergenti.

Fonte:Francesco Colaci's blog

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Re: Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  PAOLO1971 il Mer 7 Mar 2012 - 11:44

aggiungerei all'ampia trattazione citata che:

1) le preleggi nell'indicare i criteri interpretativi delle norme non si limitano al criterio letterale semantico, ma impopngono ad un interprete lungimirante anche l'esame logico, storico e sistematico delle medesime.
In questa prospettiva, sembra scontato non potersi discostare da quanto è da tempo dato acquisito in tema di cessione di contratto.
2) pur senza scomodare il criterio logico sistematico, mi sembra che l'uso del plurale ""dei dirigenti responsabili dei servizi e degli uffici", porti con se la necessità del parere anche del dirigente del comune cedente, a meno che non si voglia ipotizzare che il dipendente abbia il dono dell'ubiquità.
Peraltro l'allusione ad una doppia posizione, è denunciato anche dall'uso dei verbi "è" (dove si trova) e "sarà" (dove andrà).

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Re: Per la mobilita' non serve il nulla osta dell'amministrzione cedente

Messaggio  effeci66 il Sab 24 Mar 2012 - 22:56

PAOLO1971 ha scritto:...pur senza scomodare il criterio logico sistematico, mi sembra che l'uso del plurale ""dei dirigenti responsabili dei servizi e degli uffici", porti con se la necessità del parere anche del dirigente del comune cedente, a meno che non si voglia ipotizzare che il dipendente abbia il dono dell'ubiquità.
Peraltro l'allusione ad una doppia posizione, è denunciato anche dall'uso dei verbi "è" (dove si trova) e "sarà" (dove andrà).

Volevo inserirmi in questa interessante discussione con una considerazione.
E' chiaro che il legislatore con la novella dell'art. 30 ha voluto eliminare qualsiasi riferimento alla necessità di nulla-osta da parte dell'amministrazione di provenienza. Riferimento che invece esisteva ben scritto ed esplicito nella vecchia formulazione del testo. Sembrerebbe davvero poter concordare in questo caso con il noto brocardo ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit. Per cui, a meno di schizofrenia del legislatore (patologia purtroppo piuttosto diffusa negli uffici legislativi dei ministeri), che "vuole" una determinata cosa mentre invece ne esprime un'altra, la congiunzione "o" tra le parole "è" e "sarà", non può che far riferire il senso della frase all'amministrazione di destinazione (e se così non fosse, come giustamente è stato già fatto notare in questo topic, sarebbe un'incongruenza).
Quindi, sarà pure eccessivo appellarsi esclusivamente all'art. 12 delle preleggi, come nell'interpretazione "coraggiosa" riportata da Paolo, ma è anche eccessivo far dire al testo ciò che non dice e non vuole dire e cioè che sia prevista la necessità del nulla-osta dell'amministrazione di appartenenza. Perché è chiaro che questa non sussiste più.
Tuttavia, al di là delle considerazioni puramente semantiche, tutto si arena irrimediabilmente davanti allo "scoglio" dell'art. 1406 cc...

effeci66

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art. 35 comma 5 bis d.lgs 165/2001

Messaggio  pia il Ven 20 Lug 2012 - 0:37

Ho scoperto che l'art. 35, comma 5 bis, d.lgs 165/2001 prevede che:
"I vincitori dei concorsi devono permanere nella sede di
prima destinazione per un periodo non inferiore a cinque anni. La
presente disposizione costituisce norma non derogabile dai contratti
collettivi."


Che significa?? che i 5 anni sono INDEROGABILI (ma nei fatti non mi sembra succeda), o che la mobilità può avvenire prima dei 5 anni, SOLO, con il nulla osta dell'amministrazione cedente, e che dopo i 5 anni non è più necessario alcun nulla osta?

Grazie.

pia

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