Gli Enti locali -Paolo Gros, Lucio Guerra e Marco Lombardi on web
Benvenuto nel sito
Cliccando su Registrare potrai registrarti gratuitamente, partecipare ai forum e scaricare gli allegati .
Se sei gia' registrato cliccando su Connessione potrai inserire la tua ID e la password e connetterti.
Se non vuoi piu' che questo messaggio compaia clicca su Non esporre piu' e potrai navigare nel sito come ospite .
Buona navigazione.
Cerca
 
 

Risultati secondo:
 


Rechercher Ricerca avanzata

Ultimi argomenti
Navigazione
 Portale
 Forum
 Lista utenti
 Profilo
 FAQ
 Cerca
Partner
creare un forum
Calcolo Irpef on line
http://www.irpef.info/

mancato rinnovo incarico posizione organizzativa - enti locali - comune

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

mancato rinnovo incarico posizione organizzativa - enti locali - comune

Messaggio  matteo.ferrione il Gio 23 Gen 2014 - 23:28

quali son i requisiti che deve rispettare il mancato rinnovo di una posizione organizzativa (responsabile uff. tributi) di un comune? Intendo dire, è necessaria una motivazione dell'atto o si è nella piena discrezionalità del soggetto politico (sindaco, nel caso di specie)? A che cosa ha diritto il funzionario "dismesso" dalla posizione organizzativa? Vi sono sentenze in merito?
Grazie molte.

matteo.ferrione

Messaggi: 11
Data d'iscrizione: 21.01.14

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

re

Messaggio  Paolo Gros il Ven 24 Gen 2014 - 7:48

La scadenza temporale della po non rappresenta di per se’ piu’ causa che consenta agli organi di governo di modificare l’assetto della dirigenza ( nella fattispecie dei responsabili di servizio in quanto Comune privo di dirigenza).
La conferma dell’incarico,infatti,rappresenta nel nuovo sistema la regola; la modifica un’eccezione da motivare espressamente e da gestire secondo i principi e criteri dell’evidenza pubblica .
Nel diritto l’enunciato dell’art.19 , comma 1 bis, del Dlgs 165/2001 restringe fortemente il potere degli organi di governo di modificare gli incarichi dirigenziali o apicali di responsbilita’.
Tale articolo stabilisce infatti che : “ l’amministrazione rende conoscibili ,anche mediante pubblicazione di apposito avviso sul sito istituzionale, il numero e la tipologia dei posti di funzione che si rendono disponibilinella dotazione organica e i criteri di scelata…omissis”
Rammento che , sempre in riferimento alla normativa succitata, la revoca o il mancato rinnovo della responsabilita’ ( comma 1 articcolo 19 e comma 1 articolo 21 del Dlgs 165/2001 ) deve tenere in considerazione :
• Risultati ottenuti dal responsabili e/o dirigente secondo il sistema di valutazione .Se i risultati sono positivi la normativa attribuisce maggior valore all’interesse generale alla continuita’ dell’azione gestionale del singolo responsabili e/o dirigente rispetto all’interesse particolare del singolo amministratore a cambiare gli assetti gestionali delle responsabilita’

Il citato articolo 21 comma 1 dimostra infatti che la mancata conferma degli incarichi e’ conseguenza esclusivamente di due eventi :
1. il mancato raggiungimento degli obiettivi accertato attraverso le risultanze del sistema di valutazione
2. l’inosservanza delle direttive imputabili al responsabile e/o dirigente

In assenza di questi due presupposti non vi e’ alcuna possibilita’ dinon confermare l’incarico anche se sia scaduto il temine di durata.

Terza e residuale ipotesi e’ la riorganizzazione ma con una particolarita’ , che deve riguardare l’intero ente in termini concreti , non bastando una semplice azione di spostamento non sostanziale di alcuni uffici e risorse mirato ad incidere esclusivamente sulla posizione di responsabilita’ di un particolare soggetto.
A riguardo l’articolo 19 comma 1 ter del Dlgs 165/2001 dispone : “ L’amministrazione che, in dipendenza dei processi di riorganizzazione ovvero alla scadenza,in assenza di una valutazione negativa,non intende confermare l’incarico conferito al responsabile e/o dirigente e’ tenuta a darne idonea e motivata comunicazione allo stesso con preavviso congruo, prospettando i nuoviposti disponibiliper un nuovo incarico”

La Corte Costituzionale con le note sentenze 103 e 104 del 2007 ha configurato una contrarieta’ costituzionale a che questi incarichi abbiano un carattere fiduciario a fronte della necessita’ di
garantire la continuita’ delle funzioni dirigenziali o di responsabilita’ allo scopo di non rendere precaria la loro funzione poiche’ essendo i dirigenti ovvero i responsabili organi esercitanti una funzione pubblica di interesse generale non deve essere resa incerta da fattori non connessi alla valutazione della loro capacita’ tecnica.

Tali principi sono valevoli erga omnes discendendo direttamente dagli articoli 97 e 98 della Costituzione non derogabile da fonte alcuna , ne’ legislativa,ne’ statutaria, propria dell’autonomia degli enti locali, considerato che tale autonomia deve essere armonica e non contrastante con la Costituzione.

Paolo Gros
Admin

Messaggi: 47412
Data d'iscrizione: 30.07.10

Vedere il profilo dell'utente http://paologros.oneminutesite.it/

Tornare in alto Andare in basso

ma per ora

Messaggio  carlomagno il Ven 24 Gen 2014 - 8:28

Se scade la PO e la assegnano ad altro personale nulla si può fare.


carlomagno

Messaggi: 788
Data d'iscrizione: 25.08.11

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

re

Messaggio  Paolo Gros il Ven 24 Gen 2014 - 8:38

fonte:nOCCIOLI.IT

Il conferimento degli incarichi dirigenziali nell’ordinamento locale trova il proprio riferimento normativo nell’art. 109 del testo unico degli enti locali – decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 – il quale stabilisce che gli incarichi siano conferiti a tempo determinato ai sensi dell’art. 50 comma 10 (ossia dal Sindaco) con provvedimento motivato e con le modalità fissate dal regolamento degli uffici e dei servizi. La componente fiduciaria dell’investitura è quindi ampiamente riconosciuta sulla base di un giudizio di opportunità espresso dall’organo politico e temperata esclusivamente dalla necessaria motivazione del provvedimento di nomina.

In dottrina è stato affermato che l’attribuzione dell’incarico dirigenziale esprime il vero potere di “scelta fiduciaria” [1] dei vertici dell’amministrazione , mentre il rapporto di servizio dei dirigenti , sia all’atto della costituzione che nel corso del suo svolgimento appare del tutto conforme a quello che intercorre tra la pubblica amministrazione e qualunque dipendente. Il rischio è che il meccanismo dell’incarico ideato essenzialmente (nella sua temporaneità) per assicurare il rendimento e stimolare la produttività della gestione pubblica, venga strumentalizzato a fini meramente politici al punto da trasformarlo in una misura sanzionatoria impropria [2], utilizzata per censurare comportamenti altrimenti non penalizzabili, e soprattutto non contemplati dalla legislazione vigente.

In altri termini si corre il rischio che diventi uno strumento di pressione per comportamenti d’accondiscendenza verso le richieste della politica tese a mascherare indebite ingerenze nell’attività gestionale. In giurisprudenza questo rischio è stato colto soprattutto dal giudice amministrativo, che soffermandosi sull’obbligo di motivazione per gli atti di trasferimento del dirigente ad altre funzioni, si preoccupa di specificare che il criterio della rotazione degli incarichi , che presiede di norma al passaggio a diversi incarichi di funzioni dirigenziali, non è di per se sufficiente a motivare il trasferimento, dovendosi necessariamente far riferimento a parametri e criteri oggettivi predeterminati [3].

La temporaneità consente alla scadenza di poter non procedere al rinnovo, senza quindi dar origine ad un provvedimento sanzionatorio in senso stretto. In realtà, così facendo, si accentra l’attenzione ai fini del rinnovo dell’incarico sul fattore fiduciario (leggi fedeltà) del dirigente, più che sulle capacità professionali. In definitiva il mancato rinnovo diventa uno strumento dotato di maggiori margini di discrezionalità di quanto non lo sia il procedimento sanzionatorio collegato alla responsabilità dirigenziale [4].

Il confine è veramente labile per farlo diventare uno strumento penetrante di “controllo politico” sull’operato della dirigenza, permettendo così che nel nome della funzionalità e del buon andamento si venga a ledere il valore dell’imparzialità e si crei un sistema eccessivamente sbilanciato verso la creazione di una “burocrazia politica”, troppo esposta ai condizionamenti degli organi di governo .

Viceversa, fintanto che l’incarico era attribuito a tempo indeterminato, il mutamento – non volontario – di esso non poteva avvenire che a titolo sanzionatorio, vuoi per infedeltà che per incapacità [5].

Un qualche forma di tutela, sotto quest’aspetto, la offre il CCNL dell’Area della Dirigenza del Comparto delle Regioni e delle Autonomie Locali del 12 febbraio 2002, il quale all’art. 4 demanda alla contrattazione decentrata integrativa definire criteri e modalità per la disciplina degli effetti economici derivanti dal trasferimento ad un nuovo incarico in presenza di processi di riorganizzazione, qualora dal nuovo incarico gli derivi una retribuzione di posizione inferiore a quella connessa al precedente incarico [6]. La norma non precisa, e quindi non è da escludere la possibilità di intervento della contrattazione decentrata anche nel senso più ampio, se la clausola di salvaguardia sia riconducibile ad un incarico in corso (già conferito per un tempo stabilito) e quindi riconducibile solo all’istituto della revoca, ovvero sia applicabile anche all’ipotesi del rinnovo dell’incarico .

Sul piano sostanziale, per le ragioni richiamate, la necessità di avere forme adeguate di garanzia è connessa proprio all’ipotesi del rinnovo dell’incarico dove la clausola di salvaguardia potrà esplicare i suoi effetti – almeno sul piano economico – a fronte di eventuali pregiudizi che possano derivare da processi “neutri” di riorganizzazione.

L’art. 4, invero, prende in esame l’ipotesi del “nuovo conferimento” dell’incarico, sia quando questo sia riferibile al rinnovo dell’incarico precedente (e quindi nulla quaestio) oppure per il passaggio ad un incarico diverso, dal quale possa derivargli un pregiudizio economico. Anche sul piano dell’interpretazione letterale, la clausola di salvaguardia pare da doversi ricondurre essenzialmente al caso del conferimento dell’incarico (rinnovo) alla scadenza naturale del precedente, al momento in cui il comma 3 precisa che essa non trova applicazione “nei casi di affidamento al dirigente di un nuovo incarico con retribuzione di posizione inferiore a seguito di valutazione complessiva negativa sull’espletamento del precedente incarico”.

Del resto, come vedremo più avanti, se gli atti di conferimento, revoca, rinnovo e passaggio ad incarico diverso si collocano a pieno titolo all’interno del regime di diritto privato del rapporto di lavoro; l’ipotesi della revoca anticipata dell’incarico rispetto alla scadenza per “motivate ragioni organizzative” contemplata dal comma 3 dell’art. 13 del CCNL 23 dicembre 1999 non rientra – necessariamente – nella tutela offerta dalla clausola di salvaguardia riconducendosi:

- ad un ipotesi di recesso unilaterale ante tempus dal contratto individuale sottoscritto per quel determinato incarico. In quest’ipotesi, il recesso ante tempus dell’imprenditore (Sindaco), non giustificato da “motivate ragioni organizzative e produttive” si configura come inadempimento contrattuale per mancata osservanza del termine dell’incarico e comporta il pagamento della retribuzione di posizione dovuta sino alla scadenza naturale stabilita. A conclusioni sostanzialmente non diverse si giunge in ogni caso anche se si considerasse la revoca un provvedimento amministrativo unilaterale, la quale, in virtù di quanto sancito dal nuovo art. 21-quinquies della legge 241/1990 come introdotto dalla legge 11 febbraio 2005, n. 15, prevede comunque un generale obbligo di indennizzo per i pregiudizi in danno che la revoca possa provocare nei confronti dei soggetti direttamente interessati. Indennizzo che, diversamente dal risarcimento del danno comporta un ristoro soltanto parziale del pregiudizio subito e che pertanto lascia impregiudicato il diritto al risarcimento qualora ne sussistano i presupposti previsti dall’ordinamento giuridico. E’infatti vero che a differenza del risarcimento, nel caso della revoca amministrativa non siamo di fronte alla violazione di un obbligo da parte dell’ente (Sindaco), bensì ad un’azione amministrativa secundum jus, anzi finalizzata al perseguimento del migliore interesse pubblico: nel caso di specie “le motivate ragioni organizzative e produttive” richieste dall’art. 13 CCNL sopra richiamato [7];

- ad una ipotesi di giustificato motivo oggettivo (traslando i principi stabiliti in materia di licenziamenti individuali dall’art. 3 secondo capoverso Legge 15 luglio 1966 n. 604) legato a ragioni inerenti l’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al regolare funzionamento di essa che inducono alla revoca dell’incarico ed alla conseguente risoluzione anticipata del conseguente contratto individuale di lavoro. Si rientra di fatto nell’ipotesi del conferimento di un nuovo incarico , essendo il precedente terminato anticipatamente sulla basi di legittimi presupposti, corrispondenti all’apprezzamento esclusivo ed insindacabile dell’imprenditore della necessità di procedere ad una riorganizzazione dell’ente. In questo caso l’elemento determinante per legittimare la revoca anticipata dell’incarico consiste nell’esistenza di un concreto nesso causale tra le motivate ragioni organizzative e produttive e la revoca dell’incarico conferito.

A mio avviso, tuttavia, nulla esclude che quest’ultima ipotesi possa magari trovare una distinta regolamentazione all’interno della clausola di salvaguardia per disciplinare criteri e modalità degli effetti economici (indennizzo) derivanti dalla revoca anticipata dell’incarico per giustificato motivo oggettivo inerente le ragioni organizzative o produttive dell’ente.

Caso diverso è infine quello della revoca per effetto dell’applicazione del procedimento di valutazione di cui all’art. 14, comma 2, del CCNL del 23 dicembre 1999, riconducibile alla risoluzione del contratto individuale di lavoro per inadempimento degli obblighi contrattuali legati alla prestazione, alle competenze organizzative ed al livello di conseguimento degli obiettivi assegnati. Questa ipotesi esula senza dubbio da una qualsiasi riconducibilità a forme di tutela pattuibili nell’ambito della clausola di salvaguardia. Sempre traslando i principi in materia di licenziamenti, siamo, infatti, innanzi alla fattispecie del notevole inadempimento degli obblighi contrattuali (giustificato motivo oggettivo di risoluzione ex art. 3, primo capoverso, legge 604/1966) o addirittura del recesso per “giusta causa” che non consente la prosecuzione anche provvisoria del rapporto (art. 2199 Codice Civile), nel caso nostro, nella posizione organizzativa originariamente conferita.

Assume un rilievo primario, quindi, la motivazione che per i provvedimenti in esame dovrà essere particolarmente precisa e stringente, nonché la definizione di criteri [8] obiettivi e riscontrabili per il conferimento, la riassegnazione e la revoca degli incarichi dirigenziali, in modo da ottenere valutazioni realmente ancorate alla professionalità ed al rendimento prestato. In dottrina è stato autorevolmente osservato come il criterio da adottare per le nomine pubbliche potrebbe essere quello di introdurre un organo neutrale- ad esempio per gli enti locali potrebbe essere il nucleo di valutazione quanto meno con compiti di proposta – ,o di una procedura che “certifichi” prima che la nomina avvenga il possesso dei requisiti professionali, l’onorabilità e le capacità dei nominandi [9].

In parte, questo tipo d’esigenza è stata accolta dall’art. 19, comma 1, del D.L.vo 165/2001, come modificato dalla legge 145/2002 [10], il quale stabilisce che «per il conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e alle caratteristiche degli obiettivi prefissati, delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente, valutate anche in considerazione dei risultati conseguiti con riferimento agli obiettivi fissati».

Si delinea un sistema attento ad evitare sconfinamenti in uno spoil system senza regole, al quale la giurisprudenza sembra prestare adeguata attenzione. Significativa la riguardo la sentenza del Tribunale del Lavoro di S. Angelo dei Lombardi del 10 maggio 2001,n. 342, secondo la quale non può essere accolta la visione di un sistema nel quale l’affidamento degli incarichi dirigenziale dovrebbe soggiacere ad una logica di libertà pressoché assoluta degli organi politici.

La pubblica amministrazione deve invece operare nella gestione dei rapporti di lavoro secondo principi di correttezza e buona fede, al cui rispetto è chiamato ogni contraente nell’esecuzione del contratto. Di conseguenza, nella rotazione degli incarichi – quindi nel rinnovo degli stessi – pur chiaramente non applicandosi in virtù della deroga espressa contenuta nell’art. 19, comma 1, del D.L.vo 165/2001 l’art. 2103 del Codice Civile, non si può arrivare a sostenere che il principio della suddetta rotazione possa essere “esercitato in violazione della tutela professionale dei dirigenti, lasciando le amministrazioni assolutamente libere di collocare i dipendenti di qualifica apicale in qualsiasi posizione di contenuto professionale e valore economico inferiore, senza una adeguata motivazione” sia in ordine alla scelta di preferire un soggetto diverso sia in riferimento al giudizio negativo circa i risultati raggiunti in passato. Il giudice del lavoro di S. Angelo dei Lombardi, richiamando e facendo proprie le argomentazioni della migliore dottrina, afferma il principio per cui “lo jus variandi delle amministrazioni non può comportare l’assoluto degrado dei diritti dei dipendenti in posizione apicale ad una adeguata valorizzazione della professionalità acquisita, cosicché la rotazione, non può che avvenire con riguardo ad incarichi equivalenti tra di loro, per remunerazione e professionalità richiesta”.

In senso conforme il Tribunale di Milano con l’ordinanza 20 dicembre 1999 con la quale afferma l’obbligo del Comune di formulare in via preventiva i criteri per l’affidamento degli incarichi dirigenziali e di darne comunicazione alle organizzazioni sindacali prima della definitiva determinazione. L’elemento fiduciario, si afferma nell’ordinanza che caratterizza la scelta da parte dell’organo politico, viene qui intesa come fiducia nella professionalità del dirigente. La regola della predeterminazione e della previa comunicazione alle organizzazioni sindacali tende a procedimentalizzare il sistema delle nomine, garantendo al tempo imparzialità e tutela delle aspettative.

La questione della temporaneità degli incarichi, che manifesta l’esigenza di avere regole e criteri per il rinnovo degli stessi, è molto sentita e di stretta attualità nel dibattito inerente il rapporto tra politica ed amministrazione: la verità è che una cosa è avere un incarico a tempo indeterminato suscettibile di cessazione, ed un’altra è avere un incarico che nasce indebolito perché temporaneo sin dall’inizio. Nel primo caso per essere dimessi deve essere adottato un provvedimento motivato controllabile dal giudice; nel secondo caso alla scadenza del termine il dirigente viene automaticamente a cessare senza che vi sia bisogno neppure di una giustificazione della sua sostituzione. In questo modo, vi è il pericolo che il corpo politico possa influenzare anche le minute scelte gestionali, perché il dirigente che voglia essere rinnovato non oserà contrastare l’organo politico [11].

D’altro canto, non si può trascurare l’esigenza opposta, ossia quella di evitare che si crei un corpo burocratico rigido, cristallizzato in posizioni di inamovibilità. Come in tutte le vicende, occorre trovare il giusto punto d’equilibrio distinguendo:

- per la nomina iniziale – al momento di insediamento del Sindaco – il rispetto dei parametri della professionalità posseduta e delle attitudini da ancorare il più possibile a criteri certi prestabiliti( es. formazione universitaria e soprattutto post-universitaria, esperienze positivamente verificate, risultati raggiunti nell’attività pregressa ecc.). Utile potrebbe essere l’intervento in forma propositiva obbligatoria se pur naturalmente non vincolante, del nucleo di valutazione;

- per la revoca , mi pare debba valere essenzialmente l’incapacità – attestata- a raggiungere gli obiettivi prefissati, magari previa procedimentalizzazione di un sistema di verifiche periodiche intermedie; la dimostrata incapacità professionale ; la verificata inosservanza delle direttive degli organi di governo;

- per il mancato rinnovo – ossia il passaggio ad incarichi diversi – che costituisce il punto più delicato per un sistema di garanzie esclusivamente legato al metodo meritocratico, mi pare che un primo elemento dovrebbe essere costituito dal periodo conferito in misura non inferiore al mandato elettivo dell’organo di governo (Sindaco). Così facendo si concentra, per un periodo unitario, la rimozione dall’incarico sull’esistenza di giustificate ragioni per l’esercizio della “giusta revoca”. Il mancato rinnovo per motivate inadempienze nella realizzazione degli obiettivi e/o per manifesta incapacità professionale, giustifica quindi l’attribuzione ad incarichi di livello inferiore, legandosi alla responsabilità gestionale di fine mandato.

In altri termini, in presenza di gravi inadempienze che possano pregiudicare la realizzazione del programma di governo, l’istituto idoneo è la revoca.

Se così non è, il consuntivo di fine mandato si palesa come il momento della verifica. Altrimenti se l’attività svolta è soddisfacente ed il mancato rinnovo è frutto esclusivamente della discrezionalità imprenditoriale dell’organo di governo, nessun pregiudizio deve derivare al dirigente rimosso, al quale innanzitutto deve essere garantita (magari tramite il corretto utilizzo della clausola di salvaguardia) la medesima fascia retributiva e l’attribuzione di un incarico professionalmente equivalente.

Certamente nelle amministrazioni di media-piccola dimensione non sarà facile trovare soluzioni organizzative confacenti, ed il rischio è che si moltiplichino le posizioni dirigenziali – con annessa lievitazione dei costi – solo per consentire agli organi di governo di operare le proprie scelte in assoluta immotivata discrezionalità.

In ultimo, per le conseguenze che anche quest’aspetto può avere sul delicato rapporto tra politica e gestione, occorre prendere in considerazione la natura dell’atto di conferimento e di revoca dell’incarico.

La natura amministrativa degli atti di conferimento degli incarichi, è stata per lo più sostenuta in ragione della loro veste formale [12].

Al contrario, la qualificazione in termini privatistici è sembrata sin dall’inizio meglio connaturata all’espressa devoluzione delle relative controversie al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro ai sensi dell’art. 63 del D.L.vo 165/2001, ed alla correlata ricostruzione delle posizioni soggettive vantate dal dirigente in termini di vero e proprio diritto soggettivo o tutt’al più di interesse legittimo di diritto privato.

Diatriba che si è andata sviluppando nonostante la Corte di Cassazione [13] e la Corte Costituzionale [14], si siano pronunciate a favore della loro natura privatistica.

Soprattutto con la legge 145 del 2002 si è paventata la ripubblicizzazione dell’atto di conferimento, al momento in cui ha modificando il comma 2 dell’art. 19 del d. legislativo 165/2001, lo ha qualificato come “provvedimento” al quale accede poi il contratto individuale . Il primo per il conferimento dell’incarico in base ad una prospettazione pubblicistica di esercizio unilaterale di potestà pubbliche; il secondo di natura negoziale paritetica per la disciplina del connesso trattamento economico.

In realtà la legge 145 del 2002 nulla ha modificato in materia di giurisdizione del giudice ordinario e nulla ha mutato sulla disciplina privatistica della struttura gestionale ed organizzativa del rapporto di lavoro.

Il tema si è di recente arricchito di due significative prese di posizione della Corte di Cassazione [15] che ha ribadito l’affermazione della concezione pienamente privatistica degli atti in questione, ritenuti espressione dell’attività organizzativa e gestionale assunti con le capacità ed i poteri del privato datore di lavoro ai sensi dell’art. 5 comma 2 del D.L.vo 165/2001. Disposizione che assieme all’art. 2 del decreto legislativo richiamato, costituisce il cardine del processo di privatizzazione del rapporto di lavoro, con la conseguente sottrazione degli atti gestionali alle regole pubblicistiche dettate dalla legge sul procedimento amministrativo.

Di conseguenza, anche gli atti degli organi di governo tesi ad assumere determinazioni sull’organizzazione degli uffici e sulla gestione del rapporto di lavoro nei casi indicati dall’art. 19 d. legislativo 165/2001 – ai sensi dell’art. 4, comma 1, lett. g) – , assumono carattere privatistico.

Non diversamente, mi pare, si possa ragionare nell’ambito locale, dove ai sensi dell’art. 50 del testo unico è il Sindaco che conferisce gli incarichi dirigenziali secondo i criteri e le modalità stabilite negli artt. 109 e 110.

Solo gli atti di macro-organizzazione di cui all’art. 2 del D.L.vo 165/2001, permangono nel regime di diritto pubblico. Non è perciò in grado di attrarre al regime pubblicistico, la titolarità in capo al dirigente di un rapporto organico con l’ente : l’atto di conferimento e di legittimazione all’esercizio di funzioni pubbliche resta a pieno titolo all’interno del rapporto di lavoro privatizzato [16]. D’altronde la Corte Costituzionale ha già avuto modo di affermare detto principio con la sentenza n. 275 del 2001 dove con chiarezza ha detto che 2 la sussistenza di un elemento concorrente di preposizione ad un ufficio pubblico” non è in ogni caso in grado di incidere sulla natura privatistica del rapporto.

A fronte di una siffatta situazione, la posizione giuridica riconducibile in capo al dirigente sarà quella di diritto soggettivo perfetto al mantenimento dell’incarico – nei termini stabiliti – le cui vicende modificative potranno avere la loro fonte esclusivamente in un atto di risoluzione consensuale, o in un atto unilaterale di revoca da intendersi , come abbiamo visto, non nella sua accezione amministrativistica, bensì di risoluzione anticipata unilaterale del vincolo contrattuale, o infine per inadempimento imputabile ad uno dei contraenti o per necessità organizzative.



Dott. Fabrizio Mascagni

Specialista in diritto amministrativo e scienza dell’amministrazione

Dirigente Affari generali ed Organizzazione

del Comune di Montecatini Terme (Pistoia)






--------------------------------------------------------------------------------

[1] Così si esprime P. Sordi, Il licenziamento del dipendente pubblico: il quadro legale, in «Il Lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni», 2001, pag 273 e ss

[2] In questo senso G.Gardini, L’imparzialità amministrativa tra indirizzo e gestione, Giuffrè. 2003, pag. 275.

[3] TAR Campania, 28 gennaio 1998, n. 272.

[4] G.Gardini, op. cit,, pag. 276 (e nota 181 per dottrina conforme), il quale osserva come il conferimento e la rassegnazione degli incarichi al momento della scadenza divengono, essi stessi, strumenti di penetrante controllo politico nei confronti della dirigenza: parametri come la “natura”, “le caratteristiche degli obiettivi prefissati”, o ancora “le attitudini” e le “capacità professionali del singolo dirigente”,infatti sono criteri abbastanza sfumati da permettere una valutazione discrezionale (se non addirittura arbitraria) dei vertici politici sull’esercizio delle funzioni dirigenziali. Al punto da far pensare alla responsabilità dirigenziale come ad una fattispecie speciale e residuale, contrapposta alla “più forte e temibile responsabilità … fatta valere al momento della scadenza del precedente incarico”.

[5] Così G.Falcon, Riforma della pubblica amministrazione e responsabilità della dirigenza, in «Le Regioni», 1998 pag. 1211.

[6] L’ipotesi di accordo relativa al rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’Area della Dirigenza del Comparto delle Regioni e delle Autonomie Locali per il quadriennio normativo 2002-2005 e il biennio economico 2002-2003 , sottoscritta il 9 giugno 2005, all’art. 17 prevede che “la contrattazione decentrata integrativa deve stabilire il termine finale di applicazione della disciplina del CCNL del 12 febbraio 2002. Ove la contrattazione integrativa nona abbia stabilito il termine, esso non può superare la scadenza naturale del periodo temporale di conferimento dell’incarico dirigenziale antecedente al nuovo incarico. La disciplina dell’art. 4 del CCNL del 12 febbraio 2002 non trova applicazione nell’ipotesi prevista dall’art. 23-bis, comma 1, lett. b), del CCNL del 10 aprile 1996”. Quest’ ultima ipotesi fa riferimento al caso di affidamento di incarico dirigenziale con valore di retribuzione di posizione inferiore per effetto di un accertamento negativo sull’attività svolta dal dirigente.

[7] E’stato osservato in dottrina come l’espressione “pregiudizio in danno” sia da intendere in senso non tecnico, come quella che fa riferimento a conseguenze pregiudizievoli verificatesi in capo al soggetto che siano economicamente o patrimonialmente valutabili. Non si tratta cioè di danno in senso tecnico (artt. 2043,1218,1223 Codice Civile) per il cui risarcimento occorre cone noto la sussistenza dell’elemento soggettivo della colpa, in capo all’autore. In questo senso V. Cerulli Irelli, Osservazioni generali sulla legge di modifica della legge n. 241/1990, III parte, pag. 6, in www.giustamm.it cit.. In senso conforme G.Baccosi- F. Lemetre , La legge n. 15 del 2005: ecco il nuovo volto della 241, pag. 10, in www.giustizia-amministrativa.it per i quali “la revoca si palesa dunque come lo strumento di gestione delle c.d. sopravvenienze. Ad essa può riconnettersi , per diretta eziogenesi, un fatto lecito dannoso per il soggetto destinatario del provvedimento di ritiro (vittima delle ridette sopravvenienze), al quale viene riconosciuto il diritto ad un indennizzo, come del resto accade tecnicamente – per l’appunto – in ogni fattispecie di fatto lecito dannoso (oltre all’esproprio, si può riflettere esemplificativamente sull’art. 924 del codice civile )”.

Maggiori perplessità manifesta G.Virga, Le modifiche ed integrazioni alla legge 241/1990 recentemente approvate. Osservazioni derivanti da un a prima lettura, in www.lexitalia.it articoli e note n. 1/2005, per il quale “discutibile è comunque la previsione di un indennizzo e non di un vero e proprio risarcimento del danno . Non si vede perché mentre la lesione di un interesse legittimo ormai da luogo ad un vero e proprio risarcimento del danno, non altrettanto debba prevedersi nel caso della revoca del provvedimento; sarebbe stato meglio stabilire che la revoca da luogo ad un risarcimento , che va tuttavia commisurato agli effetti che l’atto revocato potrebbe ancora produrre. In ogni caso è da ritenere che l’indennizzo non possa essere meramente simbolico, ma debba costituire un serio ristoro. Per la sua determinazione può farsi ricorso, in via analogica, alla disciplina prevista dall’art. 35 comma 2 del D.L.vo n. 80/1998”.

[8] L’art. 13 del CCNL dell’Area della Dirigenza del Comparto delle Regioni e delle Autonomie Locali del 23 dicembre 1999 prevede che i criteri per il conferimento e la revoca degli incarichi e per il passaggio ad incarichi diversi siano stabiliti dagli enti con gli atti previsti dai rispettivi ordinamenti previa informazione alle rappresentanze sindacali, le quali possono richiedere apposito incontro .

[9] S. Cassese, Maggioranza e minoranza, richiamato da G.Gardini, op. cit., nota 183, pag. 273.

[10] Al quale si devono adeguare anche gli enti locali in forza della previsione dell’art. 27 del D.L.vo 165/2001 stesso, nonché dell’art. 88 del testo unico 267/2000 e dell’art. 13, comma 2, del CCNL Area della Dirigenza del Comparto delle Regioni e delle Autonomie Locali del 23 dicembre 1999.

[11] In questo senso, S. Cassese, Dirigenti pubblici: il posto mobile non diventi precario, « Il Sole-24 Ore» del 22 giugno 2002.

[12] Per una disamina della giurisprudenza più recente sul tema, vedi M. Montini, Il Giudice del lavoro, quale giudice naturale, delle posizioni soggettive della dirigenza pubblica “privatizzata” alle prese con gli effetti della sentenza n. 204 del 2004 della Corte Costituzionale, in «Il Lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni», vol. VII, 2004, nota n. 16, pag. 1084.

[13] Corte di Cassazione, Sez. Unite, ordinanza 24 aprile 2002 n. 604; Idem, 18 luglio 2001, n. 9771.

[14] Corte Costituzionale, sentenza 23 luglio 2001, n. 275, con la quale afferma la legittimità della devoluzione al giudice ordinario delle controversie in tema di conferimento degli incarichi dirigenziali. Successivamente, sentenza 9 dicembre 2002, n. 525, che anche dopo la legge 145/2002 ha riaffermato come la natura dell’atto di conferimento o revoca degli incarichi dirigenziali non fosse in grado di incidere sulla devoluzione delle relative controversie al giudice ordinario.

[15] Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, 20 marzo 2004, n. 5659, e Sez. Unite, ordinanza 9 dicembre 2004. In merito vedi M. Montini, op. cit., pag. 1089.

[16] M. Montini, op. cit., pag. 1092.


Paolo Gros
Admin

Messaggi: 47412
Data d'iscrizione: 30.07.10

Vedere il profilo dell'utente http://paologros.oneminutesite.it/

Tornare in alto Andare in basso

condivido

Messaggio  carlomagno il Ven 24 Gen 2014 - 9:17

ma in realtà c è poco da fare se non ti rinnovano l area e l ha danno ad altra persona..puoi tentare una causa? mi sa che non conviene visti precedenti.

carlomagno

Messaggi: 788
Data d'iscrizione: 25.08.11

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: mancato rinnovo incarico posizione organizzativa - enti locali - comune

Messaggio  matteo.ferrione il Lun 27 Gen 2014 - 12:48

Ma in questo quadro il d. Brunetta quali modifiche ha introdotto rispetto al 165/2001?

matteo.ferrione

Messaggi: 11
Data d'iscrizione: 21.01.14

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: mancato rinnovo incarico posizione organizzativa - enti locali - comune

Messaggio  matteo.ferrione il Lun 27 Gen 2014 - 15:38

chiedo scusa, ho verificato ed il testo della norma cui paolo gros faceva riferimento era già aggiornato alla luce dei decreti successivi (brunetta compreso).
Mi chiedo però concretamente: posso chiedere al sindaco, con lettera del sindacato, di motivare la sua scelta di non rinnovarmi l'incarico di pos. organizzativa? Oppure si tratta proprio di un provv. nullo, in quanto non sostenuto da valutazioni negative negli anni precedenti sul mio operato in qualità di funzionario in p.o.?
Vorrei sapere come mi posso muovere. grazie

matteo.ferrione

Messaggi: 11
Data d'iscrizione: 21.01.14

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

re

Messaggio  Paolo Gros il Mar 28 Gen 2014 - 8:12

giudice del lavoro

Paolo Gros
Admin

Messaggi: 47412
Data d'iscrizione: 30.07.10

Vedere il profilo dell'utente http://paologros.oneminutesite.it/

Tornare in alto Andare in basso

Re: mancato rinnovo incarico posizione organizzativa - enti locali - comune

Messaggio  matteo.ferrione il Mar 28 Gen 2014 - 11:22

d'accordo, però resta il fatto che non so nemmeno come motivare giuridicamente la mia istanza. Intendo: la necessità di una duplice valutazione negativa non emerge da nessuna norma in modo esplicito. L'unico riferimento che ho trovato è quello del d.lgs. 165/2001 art. 19 e 21 (anche se lì si parla di incarichi dirigenziali, ma essendo il mio comune privo di dirigenti deduco che quelle norme si applichino ai responsabili in p.o.).
Dunque si possono avere rif. più precisi? Tutta la giurisprudenza sul punto ribadisce che non c'è alcun diritto a conservare la posizione di responsabile alla scadenza dell'incarico (ogni anno), dunque quali appigli ci sono, fuori dalla dottrina?
Purtroppo non riesco a trovare nulla di concreto che sostenga la tesi a me favorevole.
Lo stesso mio sindacato, FIADEL, si dice perplesso sulle possibilità che questo atto venga annullato.
Mi potete aiutare?
Grazie

matteo.ferrione

Messaggi: 11
Data d'iscrizione: 21.01.14

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

re

Messaggio  Paolo Gros il Mar 28 Gen 2014 - 11:24

onestamente ho fatto quanto ero in grado di fare e ti consiglio un buon legale se vuoi tutelare i tuoi interessi in tal senso ...se poi e' perplesso il sindacato ....bah , no comment
buona fortuna

Paolo Gros
Admin

Messaggi: 47412
Data d'iscrizione: 30.07.10

Vedere il profilo dell'utente http://paologros.oneminutesite.it/

Tornare in alto Andare in basso

Re: mancato rinnovo incarico posizione organizzativa - enti locali - comune

Messaggio  matteo.ferrione il Mar 28 Gen 2014 - 11:28

certo certo, la ringrazio molto comunque per le informazioni che mi ha dato.
Non esiterò a farvi avere informazioni sul prosieguo della questione.
Grazie per ora

matteo.ferrione

Messaggi: 11
Data d'iscrizione: 21.01.14

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: mancato rinnovo incarico posizione organizzativa - enti locali - comune

Messaggio  matteo.ferrione il Mar 28 Gen 2014 - 11:50

copio e incollo qui quello che ha rilevato il sindacato a tale proposito.

L'art.19 co. 1ter della legge 165 è stato abrogato dalla legge n.122/2010 art.9 comma 32 (che ha convertito in legge il D.lgs. 78/2010) e risulta pertanto, attualmente, quanto segue:

"le pubbliche amministrazioni (...) che, alla scadenza di un
incarico di livello dirigenziale, anche in dipendenza dei processi di
riorganizzazione, non intendono, anche in assenza di una valutazione
negativa, confermare l'incarico conferito al dirigente, conferiscono
al medesimo dirigente un altro incarico, anche di valore economico
inferiore.
Resta fermo che, nelle ipotesi di cui al
presente comma, al dirigente viene conferito un incarico di livello
generale o di livello non generale, a seconda, rispettivamente, che
il dirigente appartenga alla prima o alla seconda fascia."

Questo solo per aggiornarvi, poiché credo che tale norma incida direttamente sul mio caso.

matteo.ferrione

Messaggi: 11
Data d'iscrizione: 21.01.14

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

Permesso del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum